Il tufo di Favignana, per secoli la ricchezza dell’isola !

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Scalo Cavallo Tufo Favignana

Lo scalo cavallo a Favignana che prende nome dall’evidente roccia a sinistra

Le rocce che dominano Favignana dal mare sono espressioni del lavoro dell’uomo, alte falesie intagliate a mano, intere zone interne scavate in ordine sparso in maniera ortogonale, squadrata a volte piramidale. Sono le antichissime Cave di Tufo Conchigliare favignanese oggi meta di turisti curiosi e studiosi attenti. 

Ma come mai Favignana ha così tante cave ?

La “colpa” è del mare che in questa nostra era quaternaria che dura da 600 mila anni si è alzato e abbassato almeno quattro volte durante le glaciazioni.

Avveniva che quando il mare copriva l’isola, quindi nei periodi caldi, le terre diventavano fondali marini di oltre 100 metri popolandosi di alghe e fauna marina, quando dopo migliaia di anni si glaciava ritornava ad essere una coltre di ghiaccio di oltre 100 metri, il mare si ritraeva e le terre si ricoprivano di vegetazione e fauna terrestre.

Questo alzarsi e abbassarsi formò uno strato di oltre 200 metri di sedimento marino formato da lamellibranchi e coralli, generando una delle ricchezze dell’isola: il tufo favignanese, una calcarenite chiara quasi bianca e molto compatta già conosciuta dai Romani come materiale edile di costruzione.

Infatti a parte il periodo romano l’estrazione del tufo di Favignana esplose a partire dal 1700.

Le ottime qualità del tufo e la facilità del trasporto marittimo con le tipiche navi a vela latina trapanesi (le schifazze) consentiva un facile approvvigionamento soprattutto per le grandi città costiere del mediterraneo come Trapani, Palermo e Tunisi, ma le richieste arrivavano anche da città molto lontane come Messina.

Ma ovviamente gli edifici delle Isole Egadi, la stessa Favignana e il suo bellissimo Palazzo Florio, sono state costruite con il caratteristico tufo che in alcune case del centro storico fa capolino sotto lo strato di intonaco danneggiato dal salnitro provocato dalla salsedine.

I conci erano tagliati a misura grazie alla maestria dei “pirriaturi“, i cavatori locali che scavavano la roccia con “mannara e zappuni” tagliandola ortogonalmente e formando veri e propri capolavori.

La cava era un’appezzamento di terreno che i pirriaturi prendevano a cottimo, toglievano la roccia dura superficiale detto “cappellaccio” e poi partivano dall’alto a tagliare i blocchetti dalle misure standard detti “cantuna” il più utilizzato aveva la misura di 25x25x50 cm.

A fine giornata venivano pagati dal proprietario del terreno secondo la quantità di “cantuna” consegnati.
Tagliando formavano dei cunicoli, delle gallerie anche sotterranee che venivano chiamate “pirrere” oggi luoghi di grande suggestione dove si può apprezzare il vero legame tra l’uomo e la terra.
Le cave sono diventate delle vere e proprie gigantesche sculture paragonabili a monumenti al contrario… ampie volte di cappellaccio venivano sostenute da massicci pilastri che, oltre alla funzione portante, ne avevano anche una pratica, dal momento che ospitavano le scale o gli appligli che servivano a raggiungere il fondo della cava.

Nei terreni confinanti col mare si procedeva con una estrazione laterale, che consentiva di giungere più rapidamente al tufo migliore, come nella cava Virgilio a Cala Rossa o allo Scalo Cavallo.

Per i quasi tre secoli di attività estrattiva, la maestria e l’ingegnosità dei pirriatori sono state tramandate di generazione in generazione.

Le cave tutte a cielo aperto continuarono a essere attive fino all’avvento del cemento armato che dichiarò definitivamente la fine di questa florida attività isolana.

Oggi solo alcuni imprenditori locali continuano a estrarre il prezioso tufo favignanese per un utilizzo manutentivo, per realizzare dimore particolarmente esclusive e prestigiose o supporti per strutture di design come ad esempio le basi dei gazebo ecosostenibili del Progetto Medonia (foto in basso).

Blocco di tufo di favignana

Esiste uno studio effettuato dal gruppo speleologico del Club Alpino Italiano sezione di Palermo Conca d’Oro che oltre ad aver studiato le cave di Favignana ha proposto itinerari speleo turistici per far conoscere questo immenso patrimonio culturale della storia delle Isole Egadi. Ad oggi non ancora attivati.

Ecco lo studio consultabile online: CAI: CAVE, ARTE E CULTURA

Per conoscere notizie, curiosità, i luoghi, le cave visitabili, l’arte di alcuni scultori locali clicca sul TAG “tufo” di questo sito.

Foto e testi ©Giorgio De Simone

 

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