Levanzo: gli impianti di salagione di epoca romana di Cala Minnola

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Cala Minnola Levanzo

Quando mi raccontarono di questa strana scoperta mi chiesi come mai nelle guide turistiche non se ne parli a sufficienza. Eppure questi impianti di epoca romana scoperti a Levanzo nel finire degli anni ’70 del secolo scorso sono molto interessanti perché posizionati in un luogo stupendo sia dal punto di vista naturalistico che soprattutto archeologico. Si deve pensare che questa zona era parecchio frequentata anche probabilmente più che adesso nonostante il turismo incombente delle Isole Egadi. I ritrovamenti dei rostri delle navi romane che parteciparono alla famosa Battaglia delle Egadi che pose fine a favore dei romani della prima guerra punica, la scoperta di grandi quantitativi di anfore nei fondali proprio di Cala Minnola mi fanno pensare che questa insenatura in epoca romana doveva essere parecchio affollata… se poi c’era pure un impianto di salagione dove si produceva il prelibato GARUM allora credo di non avere più dubbi.

(da wikipedia)
Il garum è una salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti. Il vocabolo è di etimologia incerta. Per altro, salse simili erano già usate precedentemente dai greci. Una ipotesi quindi è che derivi dal nome greco garos o garon (γάρον), che era il nome del pesce i cui intestini venivano usati originariamente nella produzione dei condimenti.

Le notizie su questo condimento sono molto frammentarie e talvolta contraddittorie, di conseguenza c’è incertezza su cosa fosse e come si preparasse. Alcuni sostengono fosse simile alla pasta d’acciughe, altri al liquido della salamoia delle acciughe sotto sale, che nella costiera amalfitana ed in particolare a Cetara si può gustare anche oggi con il nome di “colatura”. Una salsa tuttora esistente, che si presume si avvicini al garum, è il Nuoc Mam, una salsa di pesce originaria della cucina vietnamita e abbastanza diffusa in Estremo Oriente

Per arrivare a Cala Minnola basta prendere l’unico sentiero che parte dal porticciolo di Levanzo a destra. E’ una bella passeggiata di un paio di chilometri che si percorrono comodamente in 20 minuti, a ridosso della scogliera che prima porta nella suggestiva Cala Fredda dai fondali stupendi e quindi dopo pochi minuti di cammino a Cala Minnola.

Qui proprio al centro della Punta Minnola sono visibili a terra dei solchi ben visibili anche dal satellite come nella foto di apertura di questo post.

Nel 1977 questo antico impianto per la lavorazione del pesce fu riconosciuto da un turista in vacanza nell’isola di Levanzo. Nella lingua di terra che si protende verso oriente a Nord di Cala Minnola sono state rinvenute 8 vasche in cocciopesto e numerosi frammenti fittili assegnati all’età romana e soprattutto alla prima età imperiale. Tra i frammenti è riconoscibile un’ansa di anfora punica di tipo a sigaro e frammenti di un’anfora vinaria italica. Sembra, quindi, che questo impianto fosse già in funzione nel I secolo a.C.; col sopraggiungere del Medioevo, le antiche fabbriche per la lavorazione del pesce, cadendo in disuso la produzione del “garum”, si trasformarono in impianti assai simili alle moderne tonnare e spesso sono ubicate negli stessi luoghi degli antichi stabilimenti.

Oggi le vasche sono state riempite per evitare trafugamenti o vandalizzazione del sito archeologico. Per conoscere di più la storia della scoperta di questo sito e chi ha partecipato attivamente alla sua esplorazione originaria vi consiglio di rivolgervi a Peppe Pisciotta un palermitano che vive a Levanzo da anni dove dirige un Diving Center autorizzato dalla AMP Isole Egadi.

Ovviamente prima e dopo la visita un bagno con maschera e tubo in questo stupendo lembo di Mediterraneo è d’obbligo !

Cala Minnola, Levanzo

Testo e foto ©Giorgio De Simone

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