Ustica

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L’ Isola di Ustica è una Riserva Naturale Orientata terrestre dal 20 novembre 1997, e ancora prima dal 1986 una Area Marina Protetta, la prima in Italia ad essere istituita.

L’estensione totale della RNO è di 204,37 ettari di cui 120 in zona A e 84,37 in zona B (1 ettaro equivale a 10 mila metri quadrati).

L’ente gestore della riserva terrestre è la Città Metropolitana di Palermo e il Comune di Ustica.

L’Area Marina Protetta (AMP) si estende per 15.951 ettari, interessando circa 15 km di costa. L’AMP è divisa in tre zone di protezione: la Zona A di circa 60 ettari, zona di riserva integrale (no take zone), la Zona B di circa 8000 ettari, zona di riserva generale, e la Zona C di circa 8000, zona di riserva parziale. L’AMP di Ustica è anche un Sito di Interesse Comunitario (SIC) per il suo valore ambientale e la conservazione di habitat e specie marine di interesse comunitario (Direttiva Habitat 92/43/EEC del 2.05.1992).

L’AMP tutela la prateria di Posidonia ocenica e i suoi organismi tra cui il bivalve Pinna nobilis; una fauna ittica di grande biodiversità e tantissime specie protette, quali la tartaruga marina Caretta caretta, diversi cetacei (sopratutto tursiopi e stenelle). Inoltre l’AMP tutela il gambero rosa, Plesionika narval, come specie di interesse ambientale e risorsa per la pesca locale.

L’ente gestore dell’AMP è il Ministero dell’Ambiente e il Comune di Ustica.

La RNO (testo tratto da un opuscopo della ex provincia regionale di Palermo)

Alcune presenze floreali e faunistiche sono alla base della destinazione a riserva: la presenza di Limonium bocconei, specie endemica ad areale circoscritto ad Ustica, Favignana, Levanzo e al Palermitano; numerose entità della classe Crithmo-Limonietea conferiscono notevole interesse alle cenosi rupestri dell‘isola. Considerevoli sono gli aspetti di macchia a Lentisco, Sparzio, Alaterno ed Euphorbia dendroides, che tendono a riconquistare le pendici rimboschite.

Raggiungendo l’isola di Ustica si rimane meravigliati per la rigogliosa vegetazione e, soprattutto in primavera, per i colori dei fiori che spiccano su un suolo praticamente nero per la sua origine vulcanica. La riserva interessa quasi tutti i rilievi montuosi che sono stati rimboschiti sul versante nord. Più a valle i muretti a secco ed i terrazzamenti a striscia rilassano lo sguardo del visitatore già incantato dai colori del mare e dei suoi fondali.

L’isola, rinomata per le sue limpide acque e per l’ecosistema marino ancora intatto, può essere considerata come il relitto emerso di un allineamento di vulcani sottomarini, impostati lungo una faglia con direzione est-ovest e localizzati, a profondità superiori a 1.000 m, nella porzione meridionale del mar Tirreno. Testimonianze sommerse di questo allineamento vulcanico sono date dagli antichi crateri del Banco di Anchise (circa 25 km a ovest di Ustica) e dal Banco di Apollo (3 km’ad ovest di Punta Spalmatore).

Da un punto di vista litologico, Ustica è costituita da rocce di natura vulcanica (in buona parte di genesi sub-marina), eccezione fatta per limitatissimi strati sedimentari di mare poco profondo aflioranti in maniera discontinua lungo la costa. L’età delle rocce è da ricondurre al Quaternario.

L’area della riserva comprende, oltre ai resti dei due principali edifici vulcanici subaerei dell’isola, Monte Costa del Fallo e Monte Guardia dei Turchi, nonché due limitate zone costiere, rappresentate da Punta di Megna e Punta dello Spalmatore. .

Monte Guardia dei Turchi, rilievo più alto dell’isola (248 m), doveva costituire il principale edificio vulcanico ed era dotato di un apparato molto complesso. Le tracce di due duomi di ristagno, ancora osservabili nella parte settentrionale della montagna, sembrano segnare la fine delle manifestazioni eruttive di questo centro. L’azione degli agenti atmosferici (il vento in particolar modo) e del mare, combinata con i fenomeni vulcano-tettonici, ha profondamente trasformato l’edificio vulcanico, di cui attualmente è molto difficile immaginare l’originaria struttura e morfologia.

La stessa considerazione vale per Monte Costa del Fallo, nel quale sono però tuttora riconoscibili due centri eruttivi e alla cui base, lungo il versante settentrionale e a Punta di Megna, si riscontrano numerosi dicchi, anche di grandi dimensioni, intersecanti la formazione tuf1tica di base, che probabilmente appartenevano ad un cono craterico periferico distrutto dall’azione erosiva del mare.

Al vulcano di Monte Costa del Fallo si devono pure i prodotti della formazione piroclastica delle Grotte del Lapillo che presentano la peculiarità di essere il solo deposito di composizione trachitz’ca dell’isola, indice di una lunga stasi del magma nel condotto precedente l’eruzione.

Le grotte, cave utilizzate per l’estrazione di materiale ad uso edilizio, presentano pareti di natura prevalentemente cineritica bianco-grigiastra in cui si riscontrano grosse pomici e blocchi lavici di varie dimensioni, a dimostrazione di una violenta eruzione esplosiva. Lungo il tratto di strada che va da Punta Gavazzi a contrada Spalmatore, infine, in corrispondenza dell‘omoni« mo villaggio turistico, si osservano ammassi lavici compatti di grande spes« sore che presentano la particolare morfologia con fessurazione colonnare (o prismatica), dovuta a contrazioni per raffreddamento relativamente lento della lava. Altre singolarità interessanti sono costituite dai termini litologici subaerei della Formazione dello Spalmatore che rappresentano in assoluto l’ultimo episodio eruttivo dell’isola. Anticamente Ustica fu abitata dai Fenici che la utilizzarono per i loro traffici marittimi. I greci le diedero il nome di Osteodes (ossario), a ricordo dei 6.000 Cartaginesi lasciativi morire d’inedia, metre i Romani in seguito la ribattezzaronocon l’attuale nome di Ustum (bruciata) per le nere scogliere laviche che la ricoprono in parte.

La flora vascolare comprende 555 entità, costituite prevalentemente da elementi mediterranei a ciclo annuale, che rispecchiano fedelmente le particolari condizioni climatiche dell’isola, caratterizzate da temperature elevate, accompagnate da un lungo periodo di aridità (aprile-settembre) e da scarse precipitazioni atmosferiche; queste ultime non superano i 400 millimetri annui e sono distribuite soprattutto in autunno ed in inverno. I versanti settentrionali dei principali rilievi delle riserva ospitano diverse specie di muschi tra le quali particolare interesse rivestono la Riccia Cavernosa e la Bryum dunese.

L’originario paesaggio vegetale dell’isola è stato notevolmente modificato dalle molteplici attività umane, esercitate fin da antica data, che hanno provocato una progressiva rarefazione degli aspetti di vegetazione naturale conservatasi, sotto forma di lembi relitti, soltanto nelle zone più impervie e meno accessibili.

Le vegetazione spontanea è costituita su larghi tratti da praterie steppiche che risultano particolarmente espressive lungo le pendici meridionali e orientali di Monte Guardia dei Turchi e Monte Costa del Fallo, al margine dei rimboschimenti, sulle rupi costiere soleggiate e in generale negli incolti aridi. Queste comunità erbacee sono espresse prevalentemente dal Barboncino mediterraneo, graminacea perenne cespitosa, a cui si associano, oltre a piante della stessa famiglia come il Lino delle fate annuale, il Paléo annuale, il Grano delle formiche ed il Logliarello ruderale, diverse altre specie tra cui il Trifoglio stellato, il Ginestrino commestibile ed il Radicchio pallottolino.

Specie caratteristiche di questa vegetazione sono lo Scorpiuro o lngrassapecore che trae il nome dalla curiosa conformazione del legume simile al postaddome di uno scorpione con la ghiandola velenifera terminale, e il Vilucchio rosa del Mediterraneo che a primavera fa sfoggio dei suoi splendidi e delicati fiori rosei, portati da lunghi peduncoli, le cui grandi corolle imbutiformi si chiudono sul far della sera.

La vegetazione delle rupi costiere, sott0posta frequentemente all’azione degli spruzzi carichi di salsedine, è costituita da specie tipicamente aloiile alle quali se ne associano altre meno specializzate. Oltre al Limonio di Boccone, specie endemica con areale circoscritto ad Ustica, Favignana, Levanzo, Monte Cofano ed a poche località del palermitano, si rinvengono il Finocchio marino, il Ginestrino delle scogliere, l’Erba franca, l‘endemica Camomilla costiera e il Senecione costiero, rara composita presente anche in Sardegna e Corsica.

ln alcuni ambiti e possibile notare qualche individuo di Erba cristallina stretta e di Erba cristallina comune, piante erbacee con foglie carnose in grado di accumulare notevoli quantità di acqua nei loro tessuti, quale riserva a difesa dell’aridità dell’ambiente in cui vivono. Molto caratteristiche in questo contesto sono anche le piante di Cappero, inconfondibili per via dei lunghi fusti sarmentosi pendenti sulle pareti rocciose e portanti molti vistosi fiori bianchi o rosati con numerosi stami rosso-violacei.

Modesti lembi di macchia, ubicati per lo più sui terreni più ingrati e con rocciosità afiiorante, forniscono una testimonianza della vegetazione che in passato esprimeva una parte significativa della copertura vegetale dell’isola. La persistente e forte azione antropica, ravvisabile nei ripetuti incendi, nei tagli e nel sovrapascolamento, ha provocato nel tempo la rarefazione delle tipiche sclerofille mediterranee a vantaggio dello Sparzio villoso che forma popolamenti intricati e poco accessibili. Soltanto sulle pendici settentn’onali di Monte Guardia dei Turchi e in poche altre località è possibile notare una discreta presenza di Lentisco e di Ginestra comune, oltre a diversi cespugli di Euforbia arborescente dalla caratteristica ramificazione dicotomica e regolarissima forma emisferica.

I lineamenti del paesaggio di una vasta area della zona A della riserva, anticamente occupati dalla macchia-foresta mediterranea, sono stati modificati dai rimboschimenti eseguiti prevalentemente con l’impiego di specie estranee al locale contesto vegetazionale: oltre al Pino d‘Aleppo, infatti, si riscontrano la Robinia e alcune specie di Eucalipto.

Se si escludono gli uccelli migratori, che in alcuni periodi dell’anno (primavera ed autunno) risultano particolarmente abbondanti, pochi sono gli animali terrestri che vivono ad Ustica.

Nell’arco di questi ultimi cento anni ammontano a circa 180 le specie di uccelli che sono passate, anche se alcune non sono state più osservate in questi ultimi venti anni ed altre fanno di quest’isola uno dei rari luoghi siciliani di presenza occasionale. E questo il caso del Tordo dorato, dello Zigolo testa aranciata, della Silvia di Ruppell, del Pigliamosche pettirosso ed anche del Chiurlottello, considerato una fra le specie più a rischio di estinzione in quanto la popolazione vivente nel mondo è stimata in soli 100 individui.

Di rilievo è la migrazione delle beccacce e sorprendente quella dei tordi bottacci che in autunno passano numerosi lasciando l’Europa per andare a svernare in Africa. Durante l‘inverno sostano lungo la costa anche numerosi Connorani e più raramente anche qualche esemplare di Airone cenerino.

Le Specie più comuni che invece si possono osservare all’interno della riserva sono l’Occhiocotto, il Cardellino, che solamente da pochi anni ha colonizzato quest‘isola, e la Cornacchia grigia. Questo corvide, diffuso in tutta la regione, non è presente in nessuna isola attorno alla Sicilia, tranne che a Favignana ed a Ustica dove ha raggiunto una popolazione di una dozzina di individui. Una storia infinita sembra essere quella relativa alla presenza del Passero ad Ustica tanto da continuare ad essere oggi oggetto di studi specifici. La presenza di questo uccello in questo ambiente non è stata regolare, ma anzi sembra si siano alternate colonizzazioni da parte di popolazioni provenienti dalla penisola italiana appartenenti alla Passera d’Italia e dalla Sicilia con la Passera sarda. La specie oggi presente è riconducibile per alcune caratteristiche del piumaggio a quella «italiana».

Molto frequente è il Coniglio selvatico avvantaggiato nella sua diffusione dall’abbandono di terreni che fino a non molto tempo fa erano intensamente coltivati.

Due sono le specie di rettili che si rinvengono sull’isola, il Biacco e la Lucertola campestre, mentre il Rospo smeraldino è l’unico Anfibio presente.

L’entomofauna, particolarmente ricca, è oggetto di studio sin dal secolo scorso con specifiche ricerche svolte da insigni naturalisti. Fra le specie endemiche più interessanti si ricorda l’Ectobius usticaensis, appartenente all’ordine Blattaria, il cui nome ne dimostra la sua specificità territoriale e la Sclerogibba crassifemorata, piccolo imenottero dalla biologia molto partica lare, individuato e descritto nel secolo scorso e mai più ritrovato.

Scarica l’opuscolo dell’ente gestore:Provincia_brochure_RNO_Ustica_PRO2

Secondo Testo

Ustica emerse dal mare circa un milione di anni fa, grazie ad una serie di eruzioni vulcaniche che squarciarono le acque del Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a 95 km dall’isola di Alicudi. Nel suo limitato territorio sono ancora oggi evidenti le testimonianze ed i segni dell’evoluzione vulcanica, dove l’incessante azione erosiva del vento e delle onde hanno dato vita ad un paesaggio costiero molto vario, con spettacolari scogliere di lava che si alternano a falesie, anfratti, faraglioni ed innumerevoli grotte.

Al centro dell’isola si sviluppa una piccola dorsale formata dagli antichi crateri vulcanici del Monte Guardia dei Turchi (248 m), del Monte Costa del Fallo (234 m) e del Promontorio della Falconiera (175 m.) che s’innalza imponente sul mare. L’unico centro abitato dell’isola si distende attorno al porto, come se lo volesse abbracciare, mentre una sinuosa stradina alternata a gradinate conduce sino al centro del paese, dalla cui piazzetta si può ammirare un magnifico panorama sul porticciolo. La piazza di Ustica è il punto nevralgico dell’isola, qui si può respirare la tranquilla e vivace atmosfera del paese assaporando le tipiche granite al limone o al caffè, oppure le prelibate cassatine di ricotta.

Non diventa così difficile condividere l’impressione che ebbe di Ustica Cesare Pavese, che trovò l’isola “dura e dolcissima”, e nemmeno diventa faticoso comprendere quale ispirazione abbia guidato la mano di numerosi pittori che hanno abbellito con artistici murales le case del paese.

Dai loro pennelli sono infatti nati paesaggi, figure astratte, soggetti fantastici, ed anche colorati fondali, con pesci immersi nel sole siciliano.

per 1 Grecr invece era Osteoa’es ovvero “ossario o isola delle ossa, a causa dei resti umani appartenenti, si racconta, ad una deportazione cartaginese di soldati mercenari, che qui trovarono la morte per fame e sete.

Ma secondo la mitologia queste ossa appartenevano a sventurati naviganti che nmanevano affascinati dal canto delle sirene che riposavano sulle rocce prospicienti il mare, e le cui melodie facevano perdere il senno agli incauti marinai che finivano per naufragare contro le rocce dell’isola. I moderni storici attribuiscono invece il primo vero insediamento umano all’era Paleolitica, a cui seguirono più tardi sbarchi di Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani, popolazioni che lasciarono nei secoli numerose tracce e testimonianze del loro passaggio.

Ustica fu per molto tempo anche un luogo inospitale, non soltanto per la mancanza di sorgenti d’acqua, ma soprattutto per le frequenti incursioni dei pirati Saraceni che costituivano una presenza costante dei nostri mari, e che sembravano particolarmente interessati a depredare chiunque si fosse azzardato a mettere piede su questa piccola isola. Così con le loro continue razzie scoraggiarono chiunque tentasse di colonizzare Ustica. Si deve arrivare al 1762 per trovare un primo serio tentativo di fortificazione dell’isola, poiché fu allora che Ferdinando lV,Re delle Due Sicilie, ordinò che Ustica fosse abitata da famiglie trapanesi e liparote, disponendo cosi che si difendessero le coste con due torri (di cui oggi una è la sede del Museo Archeologico, mentre l’altra custodisce il Centro Didattico), opere che contribuirono alla creazione del primo borgo Presso Cala Santa Maria. Ebbe così inizio il pionieristico lavoro nei campi, la costruzione di cisterne per l’acqua piovana, e l’edificazione delle abitazioni.

L’isola nel suo lento ma continuo progresso in poco tempo s’arricchì della Chiesa, di strade, fari e scuole. Sotto il governo borbonico, Ustica costituì anche un luogo designato al domicilio coatto per individui che, per ragioni politiche o per delitti comuni, era necessario isolare dalla società. Questo triste utilizzo continuò anche con i Savoia ed il regime fascista, che ad Ustica trasferì molti politici. Passarono così sull’isola persone comuni e prigionieri illustri, come i fratelli Rosselli e Gramsci. Il confino fu poi definitivamente abolito con i primi anni Sessanta, avviando così poco per volta l’inizio dell’attività turistica.

L’isola di Ustica è la parte emersa di un grande Vulcano la cui base giace a circa 2000 metri di profondità e che durante la sua lunga storia geologica è stata interessata da vari cambiamenti che hanno plasmato in tempi successivi le alture del Monte Guardia dei Turchi, del Monte Costa del Fallo e del Monte della Falconiera. La nera costa lavica conserva ancora oggi le testimonianze di questi continui mutamenti, infatti, lungo il livello del mare ed anche nelle sue profondità, l’isola appare traforata da numerose grotte, di cui alcune si sono formate nel magma grazie alla continua azione erosiva delle onde, altre invece durante le fasi eruttive che plasmarono tanti millenni fa l’isola. Molte di queste grotte essendo facilmente accessibili, sono ormai diventate famose, come la Grotta Azzurra, una cavità semisommersa che si apre a meridione di Cala Santa Maria, dove l’acqua del mare assume tonalità smeraldo. Se varchiamo la superiicre del mare e scendiamo a profondità comprese tra i 20 e i 40 metri si potranno scoprire altre grotte, come quella dei Gamberi e del Medico, cavità che si sono formate quando il livello del mare era molto più basso di quello attuale.

Il territorio di Ustica è oggi caratterizzato per la maggior parte da terrazzamenti coltivati, con la conseguente riduzione della tipica macchia mediterranea che un tempo ricopriva interamente l’isola. Lo sfruttamento del territorio ha quindi provocato la trasformazione del paesaggio, poiché ha ridotto sempre più le zone ricoperte dagli arbusti mediterranei che sono stati per buona parte sostituiti dalle coltivazioni della vite, dell’olivo, delle lenticchie, degli agrumi e dei fichi d’india. Le uniche zone di Ustica ricoperte ancora da una vegetazione d’alto fusto sono alcuni versanti degli antichi crateri, dove la Forestale ha effettuato intensi rimboschimenti. Per trovare invece zone ancora ricoperte dalla vegetazione spontanea che un tempo rivestiva l’isola, bisogna andare nei terreni difficilmente accessibili, dove l’intervento umano è stato limitato, come ad esempio nei territori situati in prossimità delle scogliere, in cui crescono ancora oggi il Limonium bocconei e la camomilla costiera (Anthemis secundiramea), due specie di piante presenti solamente ad Ustica ed in poche altre zone della costa settentrionale siciliana. Merita attenzione anche la particolare Hora che si sviluppa negli stagni temporanei, ambienti che si formano per un breve periodo di tempo lungo le coste settentrionali dell’isola, e che costituiscono habitat di grande valore naturalistico poiché richiamano durante le migrazioni varie specie di uccelli.

Dove la vegetazione è ancora per buona parte spontanea, è facile osservare il coniglio selvatico, mentre durante i mesi primaverili ed autunnali è possibile avvistare vari uccelli di passo, in particolare la tortora, il tordo, l’allodola, la beccaccia, ed anche specie più rare come il falco pellegrino, il gheppio e varie specie di aironi. Per questo motivo negli ultimi anni sono state svolte diverse campagne d’inanellamento, per organizzare un preciso censimento delle specie di uccelli che sostano su questa piccola isola durante le migrazioni.

Il periodo migliore per la scoperta della natura di Ustica è certamente la primavera, quando i campi di lenticchie sono fioriti ed una grande varietà d’essenze riempiono di colore ogni versante dell’isola, come la camomilla costiera che prima dell’estate tinge totalmente di giallo il suolo vulcanico, mentre il Hnocchietto selvatico, il rosmarino ed il timo profumano l’aria.

Nonostante il mare sia in assoluto il protagonista di questa splendida isola, non è da meno neanche la parte emersa, ricca di particolarità paesaggistiche, naturalistiche ed archeologiche, tanto che in una porzione di essa è stata istituita nel 1997, con il Decreto dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, la Riserva Naturale Orientata “Isola di Ustica”, affidata in gestione alla provincia regionale di Palermo.

La Riserva si estende per 204 ettari, di cui 120 ricadono in zona A, e 84 in zona B; essa interessa la sommità ed il versante di sud-ovest del monte Guardia dei Turchi e quella del Monte Costa del Fallo, nonche’ due limitate zone costiere in prossimità della Punta di Megna e della Punta Spalmatore, che delimitano da terra l’area marina protetta.

L’istituzione della Riserva ha lo scopo di preservare soprattutto le particolarità ornitologiche ed i notevoli aspetti di macchia mediterranea che sono ancora in fase di espansione.

La Hora vascolare comprende più di 500 entità tipiche di bacconei particolarmente aridi e soleggiati, ovvero quelli della macchia e delle rupi. Tra queste vi sono il vilucchio (Convolvulus altbaeoides), l’erba-lombrica comune (Svamiurus muriaztus), il ginestrino commestibile (Lotus edulis), ed il lino delle fate autunnale (Supa capensz’s). E poi c’è la vegetazione delle scogliere, quella più direttamente soggette all’azione dei venti e del mare, che annovera tra le più importanti caratteristiche, gli endemici Limonium bacconez’, la camomilla marina (Anthemz’s marittima), il ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoz’des), l’erba cristallina (Mesembryant/semum nodzflorum) ed il cappero (Capparz’s spinosa).

Mentre le zone che rivestono le pendici settentrionali del Monte Guardia dei Turchi, sono rappresentate soprattutto dalla presenza dell’olivastro (Olaz europea var. sylvestris), dall’euforbia arborescente (Euphorbia dendraz’des), dal lentisco (Pistacz’a lentiscus) e dalla ginestra comune (Spartium junceum). Inoltre il Parco è sempre attento a valorizzare non solo la natura ma pure le attività agricole ecocompatibili, ed in particolare la produzione della tradizionale lenticchia di Ustica.

Così l’Ente Gestore ha promosso incontri con il “Comitato produttori della lenticchia Usticese” ottenendo da parte del Ministero delle politiche Agricole l’inserimento della lenticchia di Ustica fra i prodotti agroalimentari tipici.

È questa una ricompensa alla singolare relazione esistente nell’isola tra l’uomo e la natura, tra il contadino e la terra, e che merita una seria considerazione, infatti dietro ad ogni pacchetto di lenticchie di Ustica o di capperi o nel profumato vino isolano, c’è sempre un lavoro di grande sacrificio, che merita la massima considerazione.

Oltre all’aspetto botanico altre importanti valenze caratterizzano ulteriormente la Riserva, quali i particolari aspetti geologici e le notevoli rilevanze faunistiche caratterizzate dalla presenza d’importanti flussi migratori di uccelli.

Infatti, considerato il ruolo che l’isola gioca nelle migrazioni stagionali, la Riserva costituisce la sede privilegiata per l’osservazione e gli studi sulle migrazioni di varie specie ornitologiche.

Per queste particolarità naturalistiche l’Ente Gestore ha infatti promosso attività di ricerca scientifica e monitoraggio in collaborazione con la Stazione di inanellamento di Palermo, per la realizzazione di un censimento dell’ornitofauna, ed anche la possibile istituzione sull’isola di un osservatorio ornitologico permanente.

La migrazione degli uccelli nell’isola di Ustica si manifesta nel corso di diversi mesi, infatti la migrazione primaverile inizia già da febbraio con le specie più precoci, ad esempio turdidi e fringillidi che costituiscono migratori a breve raggio, e continua poi nei mesi di aprile e maggio, con i migratori transahariani, specie che hanno svernato nelle regioni a sud del Sahara e che costituiscono quindi migratori a lungo raggio.

Durante l’estate si verifica poi la migrazione inversa, che porta varie specie di uccelli dai luoghi dove si sono riprodotti, verso quelli di svernamento che si trovano soprattutto nell’Africa settentrionale. Quindi la migrazione cosidetta autunnale inizia dalla metà di agosto, continuando poi in settembre con le specie migratrici a lungo raggio, e termina infine a novembre con quelle a breve raggio.

La migrazione autunnale ha rilevato nette differenze rispetto a quella primaverile, infatti secondo i dati raccolti durante le campagne di inanellamento autunnali, gli uccelli utilizzano l’isola non solo come luogo per una breve sosta durante la migrazione, ma anche per soffermarsi diversi giorni, durante i quali questi uccelli, in genere piccoli passeriformi, si nutrono di bacche, semi ed insetti, riacquistando così le forze necessarie per riprendere il lungo viaggio.

La salvaguardia di un così importante luogo di transito e sosta migratoria, come appunto si rivela Ustica, valica gli interessi e le competenze della sola Italia, configurandosi come una necessità di più grande vastità e dal carattere internazionale.

Infatti, dall’analisi dei dati raccolti ad Ustica è stata registrata la presenza di poco più di 220 specie di uccelli, di cui appena 18 sono nidificanti mentre le altre sono migratrici o svernanti.

Grazie proprio a queste caratteristiche ambientali, la gestione della riserva è stata rivolta soprattutto verso la promozione delle attività di educazione ambientale coinvolgendo cosi in varie attività didattiche studenti, insegnanti e turisti.

La Riserva Marina di Ustica è stata istituita nel 1987 per preservare e proteggere l’immenso patrimonio faunistico che si cela nei fondali dell’isola, stimati tra i più belli del Mediterraneo. Ambienti dove non bisogna essere dei provetti subacquei per ammirarne i segreti, infatti chi non ha dimestichezza con le immersioni non dovrà per questo rinunciare ad osservare con meraviglia la vita sottomarina, poiché anche dalla superHcie, attrezzandosi solamente di maschera e boccaglio, si potranno fare interessanti osservazioni. Qui ad Ustica infatti, appena sotto la superficie s’incontrano branchi di saraghi, occhiate, castagnole, e gruppi di salpe che ascolano tra le al he mentre coloratissime donzelle pavonine fuggono vivaci tra le rocce. Se poi scrutiamo con attenzione le zone della scogliera più riparate dalla luce, si potranno riconoscere i rossi Re di triglie (Apogon imberberis), spugne dalle mille tonalità, mentre le scogliere appaiono ricoperte dalle arancioni colonie del madreporario Astroides calycularis.

Volgendo poi lo sguardo più in profondità, tra le rocce e le praterie di Posidonia potremo avere la fortuna di vedere il guizzo veloce di qualche cernia o il muso curioso di una murena (Muraena helena)
che attende immobile la sua preda. Chi invece proprio non vuole entrare in acqua, può comunque ammirare lo spettacolo offerto dal mondo sottomarino di Ustica partecipando alle escursioni organizzate con la motobarca “Acquario”, un’imbarcazione dalla chiglia trasparente che permette ampie vedute dei fondali sortostanti, oppure visitare l’acquario del Parco in cui sono srati ricreati, all‘interno delle vasche, ambienti corrispondenti alle differenti batimetrie. Per garantire una maggiore tutela dell’ambiente marino e per renderlo più fruibile turisticamente la Riserva di Ustica è stata divisa in tre zone diverse:

La zona “A”, di riserva integrale, si sviluppa da Punta Spalmatore fino a Punta di Megna, per un’estensione in mare di 350 metri, coprendo una superficie complessiva di 60 ettari. Qui sono vietati ogni forma di pesca, la navigazione, l’accesso e la sosta con natanti di qualsiasi tipo e comunque ogni attività che può arrecare danno alla fauna. La balneazione è consentita soltanto nei due punti estremi della zona “A” la Caletta e la Cala Sidoti, due baie che si possono taggiungere anche da terra.

La zona “B”, di riserva generale, si esrende invece da Punta Cavazzi sino a Punta Omo Morto, ed interessa quasi tutta la parte settentrionale di Usrica, per una distanza di tre miglia dalla costa.Qui sono permesse la subacquea, la pesca sportiva esercitata unicamente con lenze da fermo o da traino, mentre la pesca professionale è consentita solo su autorizzazione del Comune. Ai subacquei è vietata invece qualsiasi forma di pesca o prelievo, siano essi muniti o no di autorespiratore.

L’ultimo tratto, la zona “C” di riserva parziale, comprende il settore meridionale dell’isola da Punta Omo Morto fino a Punta Gavazzi; qui è consentita la pesca professionale previa autorizzazione del Comune, ed è inoltre ammessa qualsiasi forma di pesca sportiva, anche subacquea, sempre svolta nei limiti previsti dalla legge.

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