10月のファヴィニャーナ: 私たちは島の 3 つの峰を訪れます

ファヴィニャーナ è caratterizzata da un territorio carbonatico, da una parte quasi totalmente tufaceo con consistenti blocchi di arenaria, cosa che ha caratterizzato l’economia dell’isola per secoli dato che era una delle zone dove veniva estratto il famosissimo tufo che è servito per realizzare stupende chiese ed edifici in tutta la Sicilia. Economia poi convertita alla pesca e alla lavorazione del Tonno.

E’ un isola letteralmente divisa dalla sua, seppur piccola ma incredibilmente interessante, “catena montuosache nasce a nord con punta Faraglione e termina a Scindo Passo, una falesia di Monte Santa Caterina direttamente sulle cristalline acque antistanti l’isolotto del Preveto, a sud.

Oggetto della mia passeggiata è proprio tutta questa cresta montuosa che salendo dal Chianu Sterna, arriva ai non più di 200 mt di 鹿の扉, へ 312 circa di モンテサンタカテリーナ, passando per プンタグロッソ, 250 slm e カンパナ ポイント, 294 SLM.

Il sentiero completo è quasi 9 km che si riducono a 6 se si evita Monte Santa Caterina

L’itinerario escursionistico parte dal piazzale antistante la Tonnara Florio. Prima comunque meglio provvedere acquistando il pranzo al sacco, magari un bel panino al tonno acquistato in piazza e un podi frutta di stagione, oltre l’acqua e le indicazioni minime qui riassunte:

per tutti gli itinerari alle Egadi e comunque nelle Isole occorre un minimo di preparazione fisica, soprattutto alla fatica (continui saliscendi). Nelle belle giornate di sole potrebbe scapparci anche un bagno in acque cristalline, fresche e rigeneranti. Non andare MAI da soli e comunque fornire informazioni a qualcuno sul percorso che farete.

TUTELA: tutte le Isole sono area protetta, marina e terrestre, in quanto ZPS, codice ITA010027, zone a protezione speciale inserite nell’elenco europeo di Natura 2000 per le loro caratteristiche naturalistiche e ambientali di immenso rilievo. Pertanto NON VA ASPORTATO NULLA, non vanno disturbati gli animali con nessun mezzo e bisogna rispettare la natura nel suo aspetto selvaggio.

Cosa mettere nello zaino sempre: KWAY o SIMILARE – FELPA LEGGERA – BORSETTA DI PRIMO SOCCORSO – COLTELLO MULTIUSO – CAPPELLINO – GUANTI DA GIARDINIERE – OCCHIALI DA SOLE – SPRAY PROTEZIONE SOLARE – MAGLIA DI RICAMBIO – COSTUME – SCARPE DA SCOGLIO – ACQUA A SUFFICIENZA – COLAZIONE AL SACCO – UN PICCOLO BARATTOLO DI MIELE (RICARICA ENERGETICA IMMEDIATA).

Come vestirsi: MAGLIETTA A MANICHE CORTE – PANTALONE SEMPRE LUNGO – SCARPE DA TREKKING (MEGLIO SE ALTE)

Se l’avete: macchina fotografica con zoom almeno 20x – Binocolo (basta un 8 x 21) – Bastoncini da trekking – Cellulare con app GPS per i sentieri.

Parto alle 11:30 del giorno dell’arrivopercorro la strada alle spalle dello stabilimento che punta dritta verso la montagna. Proseguendo sulla strada asfaltata che si inerpica con due tornanti verso monte, all’altezza della scala per il Castello inizia la sterrata che prosegue per oltre 400 metri metri, 鳩, dopo un curvone a sinistra, ci presenta un bivio che si immette sul vallone e si nota che la vegetazione è più folta e alla curva, dopo un 100 メートル, proprio in corrispondenza del centro del vallone, su un ponticello, c’è il bivio a sinistra, indicato con un pannello, per l’antico e suggestivo sentiero naturalistico di Chianu Sterna. Prima della costruzione della scala in pietra si saliva da qui per il Castello.

Il sottobosco ci indica che stiamo entrando in un ambiente naturalisticamente interessante, la pietraia a gariga da posto alla vegetazione mediterranea, レンチスコ, euforbia, erica per dirne alcune, e il ciclamino autunnale in ottobre prospera nel boschetto di carrubo e olivastro.

La salita è molto gradevole, si svolge quasi tutta all’ombra e si fanno incontri inaspettati come lasino Ignazio che addirittura vedendomi mi voleva dare precedenza cambiando stradami sono spostato io, io sono l’intruso non di certo lui !

A Chianu Sterna incontro degli operai forestali e ci fermiamo a fare due chiacchiere. Chiedo se avevano provato a reimmettere la lecceta, presente nell’isola fino a qualche decennio fa (in localitàAlenciuc’era un boschetto il cui nome appunto indica il leccio).

Mi rispondono che ci hanno provato ma le piantine non arrivavano a crescere perché il morso dei bovini al pascolo libero non hanno permesso l’attecchimento delle piantine. Peccato. Basterebbe un podi buona volontà e di unione di intenti per migliorare e ridare a questa isola bellissima un podi rinaturalizzazione mediterranea che meriterebbe a pieno titolo. Accontentiamoci quindi di carrubo e olivastro e continuiamo l’ascesa verso il bivio per Punta Campana.

Se si ascolta il bosco fermandosi di tanto in tanto si assiste alla sua vita: cinguettii e stridii riempiono il silenzio interrotto solo dal crepitio della suola dei nostri scarponi da trekking.

Un biacco sfugge dalla mia vista velocissimo tra le rocce e la vegetazione. Lucertole endemiche come quella di Wagler (Podarcis waglerianus), a forte rischio estinzione, curiose, fanno capolino sopra le roccette al sole, ma stavolta la immortalo. E’ stupenda, tra il contrasto chiaro della roccia carbonatica, il lichene ramato e lei, “bellissimamenteverdastra avanti e bruna dietro, lucidissima e attenta ma curiosa di chi invade il suo territorio!

Farfalle dai più svariati colori si presentano alla vista, come questa bellissima Pontia edusa, instancabile impollinatrice in questo caso in una Lobularia maritima.

Arrivato al bivio ho due possibilità, o a sinistra verso il Castello e quindi la vetta del Monte Santa Caterina o a destra verso Punta Campana.

Se si sceglie di andare al Castello poi dovrei tornare dallo stesso sentiero per proseguire, それらは 3 km in più, se si ha poco tempo e si è già stanchi conviene andare al Castello di Santa Caterina e ridiscendere dalla facile scala in pietra al paese.

Quindi vado verso destra e il sentiero si inerpica su facili roccette e tratti di terreno naturale ma il percorso è sempre abbastanza visibile e quindi si prosegue tranquillamente. Adesso è ricomparsa la gariga, cespugli più alti e folti, ci avvisano che siamo a una altitudine diversa infatti qui dai 240 slm del bivio saliamo ancora fino a 280 の カンパナ ポイント

Uno stridio mi fa girare immediatamente lo sguardo verso l’alto, perpendicolare a me che quasi stavo cadendo all’indietroun rapace mi schernisce dall’alto quasi a voler gridarmichi sei ? Che vuoi ? Impugno la mia Lumix FZ82 che incredibilmente, zooma e mette a fuocoscatto e come viene vieneè unAlbanella (Circus cyaneus), mai fotografata primaMi ha fatto un bel regalo richiamando l’attenzione

Arrivato al pianoro tra Punta Campana e Punta Grosso, alla destra si sale per poco verso un affaccio che da sulla costa di levante, quindi lato Sicilia per capirci, la vista sull’ala est dell’isola è emozionante, vedere la Sicilia da qui fino ai monti del Trapanese è un ripasso di geografiacamminando si alzano gli odori di piante aromatiche che calpesto, riconosco il rosmarino e sull’affaccio anche un immensa distesa di timo e origano selvaticoinebriante.

Ritornato sul sentiero, lo stesso prosegue verso il basso perdendo quota si va verso la terza cima, プンタグロッソ.

Qui si ripresenta un piccolo, rado boschetto di Pino d’Aleppo, tipico da riforestazione, che stona un porispetto alla tipica gariga endemica qui ancora più secca e spinosa. Dura veramente poco e all’arrivo alla sella ritorna la folta gariga mediterranea.

Proseguendo, il sentiero finisce alla confluenza della carrareccia forestale che valica il passo in località “カナラッツォ”. Qui si hanno due possibilità, salire su Punta Grosso, che vi consiglio, dove alla cima è stata eretta una Croce simbolica e si gode di un panorama stupefacente, oppure scendere e costeggiare il sentiero che percorre il crinale di ponente della stessa cima. Io scelgo questa seconda opzione perché la prima l’ho già fatta.

E’ ora di mettere il panino in panciami fermo dentro un ingrottamento naturale di origine marina dove un tempo le onde arrivavano a scavare la roccia fin quassù, sul costone nord di Punta Campana e mi godo il panoramaventi minuti di estremo relax.

Dalla grotta si scorge tutta la mole di Punta Grosso. Riscendendo sul sentiero, il percorso sul crinale scende un popoi risale e si attesta su una quota di circa 160 SLM, quindi si riscende a quota 100 e poi si risale ripidamente nuovamente alla sella del Canalazzo a quota 200.

Da li si ritorna dalla carrareccia forestale che riporta alla partenza su semplice sentiero anche se particolarmente pietroso e occorre fare attenzione a non scivolare.

Faremo altri incontri lungo il percorso sempre emozionantiper rientrare a Favignana in tempo per goderci magari il Centro tartarughe della AMP e la splendida Tonnara

Se volete sapere di più sugli altri sentieri visitate il mio sito alla pagina dedicata alle isole Egadi: https://www.sicilyhiking.it/category/escursioni/trapanese-e-isole-egadi/

ジョルジオ・デ・シモーネ
GAE Lagap

 

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